Confronto tra analisi tecnica e fondamentale

In un precedente articolo abbiamo descritto la relazione tra prestito ed investimento, spiegando nel dettaglio tutte le differenti opportunità che il mercato ci mette a disposizione (divise principalmente in due macro categorie: investimento autonomo e tramite terzi).

Obiettivo di questo secondo articolo sarà il cercare di capire in che modo possiamo gestire autonomamente il denaro che abbiamo richiesto. Ovviamente l’obiettivo primario dovrà sempre esser quello di ottenere un ritorno sull’investimento che sia il quanto più possibile superiore all’interesse che abbiamo da pagare sul prestito.

In ciò, due discipline tornano di particolare aiuto: l’analisi tecnica e l’analisi fondamentale.

In questo articolo vi presenteremo un confronto tra le due in modo tale da permettervi poi autonomamente di scegliere ed approfondire quella che meglio si adatta alle vostre esigenze e caratteristiche in termini sia psicologici che di avversione al rischio.

L’analisi tecnica è più giovane della fondamentale. I primi testi a riguardo risalgono alla prima metà del 1900 mentre per la fondamentale già nel corso del 1800 se ne conosceva l’esistenza. Al giorno d’oggi, comunque, l’analisi tecnica, grazie alla sua velocità ed alla possibilità di utilizzarla anche per decisioni d’investimento di breve termine, è sicuramente la preferita.

Il principio alla base dell’analisi tecnica è che il mercato ripeterà in futuro ciò che ha già fatto in passato, tenendo quindi in considerazione principalmente soglie massime e minime, i volumi di scambio ed anche altre considerazioni algebriche. Per l’analisi fondamentale invece il principio chiave è che, seppur diversi nel presente, il prezzo di mercato di uno strumento rispecchierà primo o poi quello che è il suo valore intrinseco (o valore reale). Se ne deduce che quindi l’ottica d’investimento in questo caso è di più lunga gittata.

Nel cercare di “prevedere” per quanto possibile il futuro, l’analisi tecnica di avvale di numerosi strumenti. Primi tra tutti quelli di analisi grafica: trendline, supporti e resistenze. Da questi poi si potranno costruire le cosiddette configurazioni grafiche quali, per esempio, i doppi o tripli massimi o minimi ed il testa e spalle. Abbiamo poi ancora altri strumenti calcolati grazie a formule matematiche o statistiche che rientrano nelle seguenti categorie: medie mobili (semplici, ponderate, esponenziali), oscillatori (con campo di oscillazione che varia da 0 a +100 punti tipicamente) ed indicatori sovrapposti al grafico o separati (con campo di fluttuazione potenzialmente infinito). Data la complessità, si rimanda alla seguente sezione del sito Job&Trading per ulteriori, dettagliate (sia algebricamente che graficamente) spiegazioni.

L’analisi fondamentale invece, per cercare di individuare il reale valore di uno strumento (supponiamo per semplicità dell’azione di una società), utilizza strumenti classificabili in due macro categorie: strumenti di valutazione comparata (si calcola il valore per l’azienda in analisi e si compara con quelli dei competitori e la media del settore) e strumenti di valutazione individuale. Esempi dei primi sono i multipli al prezzo (P/Eps, P/BVps, P/Sps o P/CFps solo per citarne alcuni) od all’Enterprise Value (EV/S, EV/Ebitda, EV/Ebit o EV/NI) e gli indici di redditività (come ad esempio i famosi ROE, ROI, ROA, ROS). Per quanto riguarda i secondi invece abbiamo il Discounted Cash Flow Model, il Dividend Discount Model e l’EVA. Dettagli di questi più complessi modelli sono facilmente rinvenibili online, mentre per più profonde spiegazioni dei primi si rimanda al sito di finanzaedinvestimenti.