Prestiti ed investimento

A causa principalmente delle ultime preoccupazioni proveniente dal mondo economico (eccessiva volatilità, outlook negativi sul futuro, alti livelli di disoccupazione, etc..), si è ricorso sempre più al prestito bancario come formula di approvvigionamento di capitale.

Il prestito può essere di due tipi differenti: il prestito al consumo ed il prestito per l’investimento. Nel primo caso il privato richiede fondi all’istituto di credito unicamente per sostenere delle spese che non genereranno introiti futuri (come per esempio l’acquisto di un televisore o di un’auto). La fattispecie tipica del secondo caso, invece, riguarda l’acquisto di un immobile (bene materiale che acquista, tipicamente, valore col passare degli anni e che potrebbe anche esser affittato producendo quindi una rendita costante).

In questo caso comunque non è raro trovare anche una situazione più complessa e rischiosa: singoli individui od anche società che chiedono denaro da investire nei mercati finanziari. Ciò può avvenire autonomamente o tramite terzi.

Questa seconda fattispecie è la più rischiosa e tipicamente si sostanzia nell’ottenimento di un prestito e nel girare poi il capitale ad un broker/investitore delegandogliene la gestione nella speranza che il rendimento che si otterrà sia superiore all’interesse da pagare sul debito. Ovviamente l’istituto che investirà potrà essere sia una banca che una società di gestione del risparmio (sgr) od una società di intermediazione mobiliare (sim).

Nel primo caso invece si presentano due situazioni differenti. La prima, sempre ad alto rischio, riguarda la richiesta, da parte di un singolo, di capitale ad un qualsiasi finanziatore. Successivamente il denaro sarà investito dal privato sulla base delle tecniche che sia l’analisi tecnica, che l’analisi fondamentale (ma specialmente la prima) ci mettono a disposizione. Un confronto tra queste due discipline sarà oggetto di un seguente articolo.

Una seconda alternativa rientrate sempre nel concetto di investimento di un prestito in maniera autonoma, ma molto spesso non tenuta in considerazione, è l’investimento in leva finanziaria.

Ma cosa significa esattamente?

Molto spesso si sente di un broker che offre leve altissime, fino anche a rapporti 1:400 o superiori. Prendiamo un esempio comune per spiegare nella pratica l’operatività. Vogliamo comprare 1000€ di azioni X ma disponiamo solamente di 100€. Il rapporto è quindi di 1 a 10. Il broker ci permette di utilizzare una leva 1:10 e così, investendo solo 100€, otteniamo azioni per un controvalore di 1000€. Ovviamente, la nostra massima perdita sarà 100€ (bisogna però prestare particolare attenzione alle condizioni contrattuali perché in alcuni casi potrebbero richiederci ulteriore denaro in caso l’operazione non andasse a buon fine). Nel caso in cui il titolo si apprezzasse dell’1%, il controvalore diventerebbe di 1010€ e, di conseguenza, il nostro guadagno lordo sarà di 10€ (che su 100€ investiti inizialmente è esattamente il 10%!!). Questo è il concetto di leva finanziaria.

Ma come li copriamo i restanti 900€? Fondamentalmente è il broker che ce li presta per la durata dell’investimento (che può essere anche solo giornaliera o settimanale non per forza di lungo termine). Di conseguenza quindi, dai 10 euro di guadagno lordo dovremmo sottrarre non solo la tassazione (il 26% per i capital gain in Italia) ma anche gli interessi sul prestito (mediamente un 5-6% annuo che dovrà quindi essere proporzionato alla durata più breve dell’investimento).

Questo costo, purtroppo spesso dimenticato, è di importanza rilevante e quindi sempre da tenere ben a mente!